Svelata (o quasi?) l’identità del misterioso capitello bizantino di Corte Muazzo?

 

Il capitello bizantino di Corte Muazzo a Venezia

Ed è proprio l’intreccio tra ciò che avvenne in quegli anni tra Ravenna e Venezia che dà vita alla storia che sto per raccontarvi.

Per chi non è Veneziano, Corte Muazzo non è certo uno dei luoghi più facili da trovare. Non provate nemmeno a trovarla su Google Maps, non è segnata; vi posso dire però che si trova vicino a Calle Primo Brusà, nel cuore del sestiere di Castello.

Ogni volta che ci passo durante uno dei miei Photo Tours, mi fermo sempre ad ammirare le case molto alte e il quadrato di cielo che si apre tra le 4 mura che delimitano la Corte. Il misterioso capitello di cui voglio parlarvi si trova proprio sulla sommità della colonna centrale del portico da cui si accede alla Corte vera e propria.

 La corte Muazzo e il capitello bizantino a Venezia.

La corte Muazzo e il capitello bizantino a Venezia.

 Capitello bizantino di corte Muazzo a Venezia

Capitello bizantino di corte Muazzo a Venezia

Si tratta di un capitello molto antico, capitato lì chissà come e chissà quando, in aperto contrasto con l’architettura circostante. Qui stavano le case dei Muazzo, antica famiglia proveniente da Torcello che nel corso del VII secolo si trasferì a Venezia (anche se poco è rimasto, a parte la splendida Cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta e la Chiesa di Santa Fosca, ricordiamo che Torcello all’inizio della storia del Ducato di Venezia era un fiorente centro di scambi commerciali). I Muazzo, iscritti al patriziato Veneziano fin da tempi antichissimi, non diedero mai alla Repubblica un Doge, ma ebbero tra i suoi componenti alcuni tribuni e le loro case sono tra le più alte di tutta Venezia. Se ne trovano esempi simili solamente nel Ghetto, dove l’esiguità dello spazio a disposizione e l’incremento demografico, costringevano a costruire approfittando più dell’altezza che dello spazio circostante.

Ma torniamo al nostro capitello: dopo averlo ammirato più volte, e senza essere mai riuscito a rintracciare informazioni in merito riguardo alla sua provenienza, ecco che durante una recente visita al Museo Arcivescovile di Ravenna, mi sono trovato di fronte a 4 capitelli bizantini del VI° secolo quasi identici a quello di Corte Muazzo! 2 di essi, i più simili al nostro, provengono dalla Chiesa di San Marco, gli altri provengono da Mantova e da Sant’Apollinare in Classe.

Capitello bizantino del VI secolo presso il Museo Arcivescovile di Ravenna

La Chiesa di San Marco??? Si, ma non sto parlando della Basilica di San Marco a Venezia, bensì della chiesa fatta costruire dai Veneziani a Ravenna. Sotto il dogado di Francesco Foscari infatti, Venezia conquista Ravenna nel 1441 (lo stesso anno della pace di Cremona con cui Venezia acquisisce Peschiera, Brescia, Bergamo e parte del Cremonese), provocando fin da allora le ire del Papato, foriere di ben più gravi sciagure che culmineranno con la Lega di Cambrai del 1508. Durante il dominio di Venezia su Ravenna, i Veneziani costruirono vari palazzi, e la rocca Brancaleone (dal nome dell’architetto che la disegnò), all’ingresso della quale si può ancora ammirare il leone alato. La chiesa di San Marco venne edificata nel 1491, accanto alla preesistente chiesa di San Sebastiano, nell’attuale Piazza del Popolo. Entrambe le chiese, poi sconsacrate, furono demolite nel 1925. Osservate attentamente la decorazione a foglie alla base dei capitelli e gli arieti agli angoli, non sono quasi identici?

Certamente di questi capitelli nel corso del VI° secolo ne sono stati prodotti parecchi, ma questi sembrano proprio provenire dalla stessa mano.

Capitello bizantino del VI secolo presso il Museo Arcivescovile di Ravenna

Ora, mettiamo insieme i vari pezzi:

- Ci sono 3 capitelli bizantini del VI° secolo, quasi identici tra loro. Due di questi stanno al Museo Arcivescovile di Ravenna e uno in Corte Muazzo a Venezia.

- I due capitelli del Museo Arcivescovile provengono dalla demolita Chiesa di San Marco a Ravenna.

- La chiesa di San Marco a Ravenna venne costruita dai Veneziani nel 1471.

Se tre indizi fanno una prova, allora si può facilmente supporre che, durante i lavori di costruzione della Chiesa a Ravenna, un capitello abbia preso la strada verso Venezia, finendo dove lo possiamo ammirare ora.

Sarebbe interessante anche sapere da dove avessero origine i capitelli che ora si trovano nel Museo Arcivescovile di Ravenna, in quanto dalla data presunta di loro fabbricazione (VI° sec.) a quando vennero posti nella chiesa di San Marco passano circa ben 8 secoli!

Altra informazione interessante da scoprire è se i Muazzo avessero, nel periodo di dominazione Veneziana, qualche incarico istituzionale o interessi a Ravenna, questo porterebbe alla chiusura del cerchio.

Riguardo la provenienza dei capitelli ho interpellato e molto gentilmente mi ha risposto, il dott. Filippo Treré dell’Opera di Religione dell’Arcidiocesi di Ravenna.

La sua risposta è dettagliata, esaustiva, interessantissima e qui la riporto:

Gentile sig. Marc,

in merito ai quattro capitelli (V-VI sec. d. C.) conservati nel Museo Arcivescovile di Ravenna, le confermo che tali sculture presentano quattro diverse provenienze.

I primi due capitelli provengono dalla soppressa chiesa di San Marco in piazza del Popolo. Per l'archeologa Paola Novara, in un suo documentato volume sulla cattedrale di Ravenna, in base ad un appunto dello studioso Odoardo Gardella, rende noto che un capitello fu trasferito negli anni 1836-'38 per volontà dell'arcivescovo Chiarissimo Falconieri dall'ex chiesa di San Marco all' arcivescovado. Il secondo capitello fu poi ceduto al Museo Nazionale. Un terzo fu trovato negli scavi di Sant'Apollinare in Classe e l'ultimo proviene dal Museo di Mantova.

Sempre secondo le indagini di Paola Novara, dopo l'inventario del Museo Arcivescovile del 1931 sappiamo che i quattro capitelli erano tutti nel Museo Arcivescovile. Risale proprio a quel periodo la proposta dell'insigne cultore di archeologia ravennate Corrado Ricci, sulla scorta di un'antica descrizione dello storico ravennate Girolamo Rossi (1606), di attribuire i quattro capitelli al primitivo arredo architettonico della Basilica Ursiana (la prima cattedrale di Ravenna). Ed è sempre lo studioso ravennate, grazie alle sue ricerche, che riuscì a risalire all'origine ravennate anche del capitello di Mantova. Esso era stato venduto negli anni 1778-'83 dal cardinale legato a Ravenna Luigi Valenti Gonzaga. Allo stato attuale delle ricerche, come avrà anche letto nel pannello che spiega la sala dei capitelli nel Museo, la proposta di Corrado Ricci è stata messa in discussione. Proprio per l'eterogenea origine dei quattro manufatti.

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Per quanto riguarda la storia della chiesa di San Marco essa fu costruita dal governo veneziano nel 1491, ristrutturando accanto quella più antica di San Ruffillo (poi San Sebastiano risalente al X sec.). Le due chiese erano unite da un portico interno di passaggio. Nel 1785 l'architetto ravennate Camillo Morigia ne modificò la primitiva facciata in stile lombardesco (forse proprio progettata da Pietro Lombardo) con un disegno neoclassico. Dopo l'invasione napoleonica la chiesa, assieme a quella di San Sebastiano, fu sconsacrata e nel tempo adibite a vari usi (dogana, mercato del pollame, cinema, spaccio di generi alimentari). Le confermo che nel 1925 i due edifici furono demoliti. Si salvò solo la facciata morigiana inglobata in un nuovo palazzo adibito a Casa del Fascio e in seguito a banca.

Purtroppo non è possibile stabilire da quale fabbrica provenissero originariamente i due capitelli di San Marco. Lo stesso problema archeologico è ad esempio riscontrabile nei capitelli che sostengono, sempre in piazza del Popolo, il vicino palazzo del Podestà veneziano terminato nel 1463. Essi presentano un monogramma di Teoderico. Alcuni studiosi pensano che tali capitelli provengano da una chiesa di età ostrogota ora scomparsa (Sant'Andrea dei Goti).

Ma quello che voglio dirle è questo: la tradizione del reimpiego di edifici bizantini in età veneziana rientrava nella Serenissima come a Ravenna in un mirato progetto politico e culturale di Instauratio urbis, cioè di rinnovo e deciso legame con l'eredità bizantina delle due città. A tal fine oltre alle pagine dal volume di Paola Novara aggiungo anche due saggi dello studioso Vincenzo Fontana sull'intreccio fra il Rinascimento veneziano e Ravenna con il loro passato bizantino e medievale.

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Ricordo infine che il Museo Nazionale di Ravenna conserva un frammento marmoreo di corno di ariete proveniente dagli scavi di Classe ed identificato come frammento di uno dei capitelli in questione (A. M. IANNUCCI, L. MARTINI, Museo Nazionale Ravenna, Roma 1993, p. 68). Invece secondo Paola Novara il frammento di corno apparterrebbe ad un altro capitello della basilica di Sant'Apollinare in Classe scomparso (NOVARA,  La cattedrale, cit. p. 74). 

 Il leone di San Marco sulla porta della rocca Brancaleone a Ravenna.

Il leone di San Marco sulla porta della rocca Brancaleone a Ravenna.

Bibliografia essenziale:

- W. BENDAZZI, R. RICCI, Ravenna. Mosaici, arte, storia, archeologia, monumenti, musei, Ravenna 1987, pp. 80-81, 162;

- V. FONTANA, De instauratione Urbis Ravennae. Architettura e urbanistica durante la dominazione veneziana, in Ravenna in età veneziana, atti del convegno di studi, a cura di D. Bolognesi, Ravenna 1986, pp. 295-304 (particolarm. pp. 295-298) (allego qui anche il suo articoloArchitetture adriatiche del rinascimento. Ravenna e Venezia);

- M. MAZZOTTI, San Sebastiano e San Marco, in Itinerari della Sacra Visita. Chiese di Ravenna scomparse,  a cura di G. Rabotti, Ravenna 2003, pp. 236-237;

- P. NOVARA, La cattedrale di Ravenna. Storia e archeologia, Ravenna 1997, pp. 70-78 (particolarm. pp. 72,74) (con tutta la bibliografia precedente);

-  P. NOVARA, in Le Collezioni del Museo Arcivescovile di Ravenna, a cura dell'Opera di Religione della Diocesi di Ravenna, Ravenna 2011,       pp. 99-100;

- C. RICCI, Guida di Ravenna, VI ed., Ravenna 1923, pp. 15, 47;

- C. RICCI, L'antico duomo di Ravenna, "Felix Ravenna", n.s., II, 1, XXXVII (1931), pp. 16-28;